Sardisch – Ursprung der Schrift?

Übersetzung alter Sprachen, um Geschichte zu erfahren…..

von Fabio Garuti, it.

30. 10. 2017

http://weltraum.plexum.eu/index.php/zeitrelationen?view=form&layout=edit&a_id=683&catid=27&return=aHR0cDovL3dlbHRyYXVtLnBsZXh1bS5ldS9pbmRleC5waHAvemVpdHJlbGF0aW9uZW4vNjgzLXNhcmRpc2NoLXVyc3BydW5nLWRlci1zY2hyaWZ0


Ich denke, es ist sinnvoll einige Klarheiten über die Übersetzungen der alten Sprachen, sowie die Methodik die befolgt wird, zu verstehen um schließlich verständliche Texte und Inschriften, die bisher nicht übersetzt wurden, wie z.B. die etruskische Sprache oder die der Isle of Minoan und Kreta zu bekommen.

Waum konnten sie bisher nicht übersetzt werden? Es sind hauptsächlich zwei Gründe die es bisher unmöglich gemacht haben, was verständlich und logisch ist. Es ist die Frage, mit Ihnen umzugehen.

1. es wurde die „primäre Sprachquelle“ nicht berücksichtigt wie diese und andere nachfolgenden Sprachen, die oft in umgekehrter Reihenfolge umkehren, jedoch chronologisch sich gleichen.

  1. Die Methodik der Studie: Diejenigen, die beabsichtigen alte Sprachen zu übersetzen, sollten diese nicht unabhängig von historischem Kontext betrachten, aber vor allem auch Grafiken der gleichen Zeit studieren. Wortschaft und vor allem Phonetik, der Version der Studie definiert durch auch „klangliche Geschichte“, existieren nicht rein auf akademischer Ebene. Nur durch die Kombination dieser Dinge und Disziplinen in einem historischen Kontext, der den wirklichen Gegebenheiten entspricht, wird man in die Spitze gelangen. Es wird sich viel darum bemüht, die alten Sprachen zu analysieren, wie von Zeit zu Zeit zu vertiefen oder einfach nurf das Aussehen nach Gefühl resp. einfach nur die lexikalischen, jedoch enttäuschenden Ergebnisse zu nehmen, was aus meiner Sicht enttäuschend ist.

  2. Wir sollten die alten Texte in allen seinen Teilen übersetzen und vor allen Dingen nichts hinzufügen oder etwas wegnehmen. Die Parther Dokumente z.B.eben mit allen Symbolen zu nehmen erklärt die Schritt, ansonsten ist es keine Übersetzung, sondern etwas, was nicht interessant ist. Monatelang habe ich mir eine noch ungelöste Frage gestellt, was bedeuter Nuraghi? Die Lösung wird in vielen Sardi-Seiten geschrieben. Aber natürlich müssen Sie nicht nur das alte Alphabet dieses Volkes verstehen, sondern auch seine lexikalischen Stufungen sowie ein paar verschiedene Aspekte auch der aktuellen Logik. Andernfalls ist es nicht möglich, die Frage zu lösen.

  3. Hieraus ergeben sich erhebliche Mißverständnisse, nicht nur der sardischen Geschichte, sondern des ganzen Mittelmeerraumes. Da diese Sprachen viele Sprachen entwickelt hat wie auch viele Alphabete sich daran anlehnen. Nach einer sorgfältigen Arbeit des Vergleiches und der Analyse ist es nun möglich, die etruksische Sprache wie auch die minoische zu übersetzen, wie ich es tat. Ob mir nun geglaubt wird oder nicht ist mir relativ egal, da es noch Niemand getan hat. Denn Diejenigen, die wieder auf die ursprüngliche Bedeutung des Nuraghen gehen, werden erfahren, sie sind nicht zu einer Übersetzung in der Lage. Nicht nur auf der Ebene des Sardisschen, nein auch des Etruskischen wie des Minoischen. Die Fakten sprechen für sich: wer weiß wie man es übersetzt, oder wer weiß es nicht. Der Rest sind nur unbestätigte Theorien., Hypothesen und man erkennt, sie sind nicht beweiskräftig.

Restliche Zusammenfassung von R. Kaltenböck-Karow, Wissenschaftsautor:

Fabio Garuti ht vom Altgrischein, Etruksischen, Minoischen, Mykenischen bis hin zum Latein einen Bogen gespannt und untersucht. Selbst im Kanaanitischen sind diese Sprach- wie Schriftanfänge zu finden. Hierbei stellt sich heraus, die gesamten Sprachkomplexe bis Rumänien hinein, basieren auf der Altsprache der Sarden. D.h, die Archaeologen können nicht 2000 Jahre vor Christus stehen bleiben. Der rote Faden der Entwicklung reicht viel weiter in die Vergangenheiten hinein.

Hierbei sei nur daran erinnert, das der Mittelmeerraum wie das Mittelmeer selbst, nicht immer die gleiche Geografie aufwies, wie wir sie heute kennen. Es gibt prähistorsiche Darstellungen, da waren Afrika wie Europa viel dichter beieinander, das Mittelmeer eher ein Strom der bis zum kaspischen Meer reichte. Und Malta war wahrscheinlich noch mit Afrika verbunden. Und genau aus dieser Zeit sehen wir prähistorische Bauartefakte wie Zivilisationsspuren, übrigens im ganzen Mittelmeerraum, der die Geschichte des Mittelmeerraumes in der Tat neu verlangt, zu schreiben.

  

TRADURRE LE LINGUE ANTICHE PER CONOSCERE LA STORIA

Penso sia utile fare un po’ di chiarezza in merito alla traduzione di Lingue Antiche, nonché in merito alla metodologia da seguire per rendere finalmente comprensibili testi ed iscrizioni fino ad oggi non tradotti, come ad esempio la Lingua Etrusca o quella Minoica dell’Isola di Creta.

Perché fino ad oggi non si era riusciti a tradurre tutto ciò? Per due precise ragioni, che hanno reso di fatto impossibile, come è comprensibile e logico che sia, venirne a capo: 1) non si era considerata la “fonte” linguistica primaria di queste e di altre lingue successive, invertendo di sovente l’ordine cronologico delle medesime.

2)la metodologia di studio: chi intenda tradurre le lingue antiche, non deve innanzitutto prescindere dal contesto storico, ma, soprattutto, deve studiare contemporaneamente grafica, lessico e soprattutto fonetica, la cui variante di studio, da me definita della “cronologia fonetica” non esiste a livello accademico. Solo unendo l’analisi di queste discipline, in un contesto storico rispondente alla veridicità dei fatti, è possibile venirne a capo. Assisto a tanti tentativi di analizzare le lingue antiche, approfondendo di volta in volta o solo l’aspetto grafico, o solo quello lessicale, con risultati a mio avviso deludenti ed incompleti. Chi traduca deve non solo tradurre tutti i testi in tutte le proprie parti, ma soprattutto non deve mai aggiungere o togliere qualcosa: deve in partica essere in grado di dare la resa a tutti i simboli, spiegandone i passaggi fino ad oggi. Altrimenti non è traduzione, ma altro, che non ci interessa. Ho da mesi lanciato un quesito ancora, ad oggi, irrisolto: a cosa servivano i Nuraghi? La soluzione è scritta in molti siti Sardi ma, ovviamente, è necessario comprendere non solo l’Antico Alfabeto di questo Popolo, ma anche la relativa “resa lessicale”, per alcuni aspetti differente, come è logico che sia, da quella attuale: in caso contrario, come infatti accade, non è possibile risolvere il quesito. Da ciò la sostanziale incomprensione, ad oggi, non solo della Storia Sarda Antica, ma anche di quella del Mediterraneo tutto. Da tale Lingua si sono sviluppate molte Lingue, e molti alfabeti, successivi, che, in un meticoloso lavoro di confronto ed analisi, è possibile tradurre, come ho fatto io per l’Etrusco ed il Minoico. Che mi si creda o meno, dato che ad oggi nessuno ci era riuscito, mi interessa poco: chi non riesce a risalire alla funzione originaria dei Nuraghi, dimostra di non saper tradurre non solo il Sardo Antico, ma neppure Etrusco e Minoico. Parlano i fatti: nel caso delle traduzioni il riscontro è molto semplice: chi sa tradurre lo fa, chi no, no. Il resto sono teorie senza fondamento, ipotesi e distinguo che non hanno, o quasi, aggancio probatorio.

Il “quadrilatero” Sardo Antico, Etrusco, Minoico, con approfondimenti molto utili sul Greco Antico e sul cosiddetto Miceneo, (chiavi importanti per comprendere i passaggi dal Sardo Antico alle Lingue attuali – Latino ovviamente incluso dal momento che parliamo in questo caso di qualcosa di molto più tardo anche dello stesso Greco Antico), fornisce la risposta ad un qualcosa divenuto finalmente comprensibile, che permette oltretutto di inquadrare anche la stessa alfabetica ed il lessico Sumero-Accadici in un’ottica inequivocabilmente derivante dalla matrice Sarda Antica. Ho sentito, ultimamente, parlare di una comune matrice linguistica originaria, nel Mediterraneo: giusto, solo che si tratta della Lingua e dell’Alfabeto Sardi Antichi, non di altro. E’ oltretutto necessario superare finalmente la fatidica soglia del 2.000 avanti Cristo, soprattutto laddove proprio tanti reperti archeologici ne dimostrano la necessità. Effettuare analisi su alfabetiche di parecchio successive, quali Cananaico, o Proto-cananaico, od altro, significa “saltare” alcuni millenni di linguistica Mediterranea, con le conseguenze del caso, e soprattutto senza riuscire a comprendere come tutto ciò sia solo la risultanza delle modifiche subite da una Lingua ed un Alfabeto ben più antichi.

Come potete notare ne parlo da tempo, e da tempo “lancio” quesiti a cui, al momento, solo io posso rispondere. Il silenzio totale da parte di Enti ed Accademie, Sardi in primis, è un qualcosa di cui va preso atto. Che un domani, laddove io collabori con un team Straniero, non mi si venga a dire che ho snobbato gli Enti o gli studiosi, o chi che sia, nostrani: semmai è l’esatto contrario. La auto-delegittimazione, con conseguenti figuracce internazionali, risponde ad un vecchio, ma sempre attuale adagio: chi è causa del proprio mal, pianga se stesso. A proposito del termine attuale “SARDO”: utilizzato dagli Antichi Romani, nella variante Latina SARDUS, era certamente ed ovviamente pre-esistente, in Sardegna, ed assai vetusto. Possibile che non si riesca a capire cosa significhi, dal momento che, al di là di toponimi successivi e non chiarificatori, ha origini molto precise e significati storici assai rilevanti? Ovviamente no, se non si va oltre il fatidico 2.000 avanti Cristo. Un po’ come per i Nuraghi: stessa cosa. Senza prove scritte non si viene a capo di nulla e non si è credibili. Le prove ci sono, basta leggerle e tradurle, come amo affermare spesso. Senza prove scritte non si fa né Linguistica, né Storia né Archeologia, ma solo fanta-sticheria, più o meno autorevole, più o meno istituzionalizzata, più o meno autoreferenziata. Ma sempre di fanta-sticheria si tratta.

Vostro, Fabio Garuti.

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